Mostrando entradas con la etiqueta Turismo cultural. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta Turismo cultural. Mostrar todas las entradas

martes, 31 de octubre de 2017

#libri #architettura | Se Venezia muore

Se Venezia muore / Salvatore Settis.
Giulio Einaudi, Torino : 2014.
viii, 154 p.
Colección: Vele ; 98.
ISBN 9788806218263

Arquitectura y sociedad.
Turismo -- Aspecto social.
Turismo cultural.
Urbanismo -- Italia.
Venecia (Italia)
Sbc Aprendizaje A-711.4(450) SEV
http://millennium.ehu.es/record=b1866751~S1*spi

Le città storiche sono insidiate dalla resa a una falsa modernità, dallo spopolamento, dall'oblio di sé. Di questa minaccia, e dei rimedi possibili, Venezia è supremo esempio. Dobbiamo ritrovarne l'anima, rivendicare il diritto alla città.

In tre modi muoiono le città: quando le distrugge un nemico spietato, quando un popolo straniero vi si insedia con la forza, o quando perdono la memoria di sé. Venezia può morire se perde la memoria, se non sapremo intenderne lo spirito e ricostruirne il destino. Fragile, antica, unica per il suo rapporto con l'ambiente, Venezia si svuota di abitanti, e intanto è bersaglio di innumerevoli progetti, che per «salvarla dall'isolamento» ne uccidono la diversità e la appiattiscono sulla monocultura di una «modernità» standardizzata, riducendola a merce, a una funzione turistico-alberghiera. Il caso di Venezia, emblematico, permette a Salvatore Settis un ragionamento universale: dall'Aquila a Chongqing - città della Cina che è passata dai 600.000 abitanti del 1930 ai 32 milioni di oggi - mutamenti frenetici imposti da ragioni produttive e di mercato violano il contesto naturale e lo spazio sociale, mortificano il diritto alla città e la democrazia.

Se Venezia muore, tutto può morire
Roberto Gramiccia

http://www.einaudi.it/speciali/Salvatore-Settis-Se-Venezia-muore

Sono solo 154 pagine ma raramente tanta saggezza fu racchiusa in uno spazio così limitato. Parlo di ‘Se Venezia muore’ di Salvatore Settis, che il 9 dicembre è stato presentato a Venezia in un Palazzo Franchetti incapace di contenere gli uditori convenuti numerosissimi. Tre sono le cose che mi hanno colpito di più in questa breve ma densissima opera.

La prima è il piacere della lettura, che scorre come acqua su un piano inclinato, nonostante le spinose questioni che affronta e gli inevitabili riferimenti anche tecnici che danno solidità all’impianto di una conversazione appassionata ed elegante. Una dimostrazione di come si possa essere insieme rigorosi e naturalmente “rifinitissimi” nell’uso di una lingua come la nostra, sempre di più purtroppo maltrattata e vilipesa. Uno sposalizio felice fra ‘esprit de finesse’ ed ‘esprit de geometrie’. Di quelli che oggi per trovarli li devi cercare con il lanternino.

La seconda è l’equilibrio dimostrato nel trattare con competenza lo specifico di un problema gravissimo – il pericolo che una città come Venezia muoia – raccordandolo con un’indicazione metaforica e generale: “… se Venezia muore non sarà solo Venezia a morire: morrà l’idea stessa di città, la forma della città come aperto e vario spazio di vita sociale, come creazione di civiltà, come impegno e promessa di democrazia”. Se Venezia muore è come se l’arte (la bellezza) morisse, inaugurando la stagione di una decadenza che – a differenza di altre, nei secoli scorsi – difficilmente potrebbe essere superata, come scavalcando un cadavere.

Potrebbe trattarsi di una decadenza senza ritorno, l’antefatto di un imbarbarimento definitivo i cui sintomi più che prodromici già squassano l’organismo di una civiltà sotto attacco. E non è una malattia misteriosa ad insidiare il corpo di questa civiltà – Settis ce lo dice chiaramente – ma il combinato disposto di interessi particolari (e scandalosi) e di una ideologia fortissima che – nel tempo della cosiddetta morte delle ideologie – impone il dominio neoliberista della forma merce, la religione monoteistica del mercato. Che nel caso di Venezia questa noxa patogena assuma le forme specifiche e penetranti di una vincente e talebana monocultura del turismo che si sostituisce a tutte le altre, prendendo le sembianze di una modernizzazione che tutte travolge (interessi collettivi, storia, cultura e sanità pubblica) rappresenta un tratto distintivo locale, diciamo così una modalità speciale nell’aderire alla regola più generale del dover sottoporre tutto alle esigenze del mercato.

Ma c’è una terza ragione che mi ha fatto innamorare di questo libro. Ed è la parte in cui si compara il giuramento di Ippocrate con un ipotetico e auspicato giuramento di Vitruvio. Si dice spesso che la storia è maestra di vita ma da sempre ho pensato (forse per deformazione professionale) che anche la clinica lo sia. E così scoprire che Salvatore Settis ritrovi nel giuramento sul quale si formano (o dovrebbero formarsi) i medici italiani un utile riferimento per redigere un analogo giuramento degli architetti, che dovrebbero trattare le città alla stregua di un essere umano, fornito di anima e di corpo, mi ha regalato una grande soddisfazione.

Le città infatti, nella propria struttura fisica e nelle architetture che le compongono, sono i contenitori di una realtà molto più complessa, che si esprime attraverso la interrelazione fra l’involucro – fisico appunto – e ciò che vi è contenuto in termini di vita umana. E cioè di umori e di amori, di tradizioni, desideri e tradimenti, di passioni tristi e gioiose, di rivolte e di rese. Di un insieme cioè di esperienze e accadimenti umani che nel complesso costituiscono l’anima della città. Ma c’è di più. C’è la consapevolezza che fra contenitore e contenuto esiste un nesso inscindibile, quasi una coincidenza che non autorizza, non permette cartesiane divisioni, come fra res extensa e res cogitans. Spinozianamente, così come non credo in artificiose distinzioni fra le cose dello spirito e quelle del corpo, allo stesso modo sono convinto che le città siano fatte della vita e della storia delle persone non meno che delle strade, dei canali, dai ponti, dalle piazze, dagli edifici, dalle chiese che le compongono.

E così non si può non accogliere la proposta di Settis di considerare le città – Venezia in particolare – alla stregua di organismi viventi, fatti di anima e di corpo, ma in cui anima e corpo non siano separabili se non macchiandosi di una colpa gravissima, di un omicidio. È questo il reato osceno che rischia di essere perpetrato ai danni della città di Venezia: la separazione della città visibile (quella materiale, fisica, architettonica), da quella invisibile (è chiaro il rinvio alle città invisibili di Italo Calvino) che nella storia (nella memoria) e nella cronaca palpitanti delle vite dei suoi abitanti trova la sua ragione di essere, il suo fondamento ontologico.

Se tutto questo è vero appare naturale auspicare che gli architetti (e gli amministratori) debbano interessarsi di Venezia a partire dall’insegnamento di Vitruvio, e della centralità rinascimentale dell’uomo inserito nella sua polis fare la propria bussola. Purtroppo lo sviluppo mostruoso delle megalopoli nel mondo non ha niente a che vedere con Vitruvio. E i pericoli che si sono risolti in vere e proprie condanne a morte per città come Singapore, Chongqing, Abu Dhabi, Dubai si addensano oggi come nuvole tossiche anche su Venezia. Basti pensare al progetto belga che alcuni anni fa alla Biennale proponeva di costruire un anello di grattaceli per proteggere la città lagunare e difenderla dalle sue acque (‘Aqualta 2060’). O al MoSE e ai miliardi di danaro pubblico che ha risucchiato come un’idrovora scoperchiando la pentola, dal fondo vermicolare, della corruzione. O al progetto di una nuova grande opera, un ‘porto off-shore’ da 2,8 miliardi di euro. O all’ipotesi di costruire un gigantesco grattacielo Cardin per vendere appartamenti dai quali si possa ammirare la veduta area della città lagunare. E così via bestemmiando.

Nel frattempo Venezia ha conosciuto il più grande esodo di Veneziani che si ricordi, passando dai 129.971 del 1540 ai 56.684 di oggi, in una città che straripa di turisti: per ogni persona che stabilmente vive in città ce ne sono circa seicento di passaggio! La monocultura del turismo è stata ed è capace solo di produrre ristoranti, alberghi, bed and breakfast, agenzie immobiliari, e negozi di cianfrusaglie turistiche. Senza considerare lo stupro inflitto dalle mostruose ed enormi città galleggianti, abitate da migliaia di turisti, che sfiorano case e palazzi sul Canal Grande, la Giudecca e Riva degli Schiavoni.

Un quadro allarmante quello tratteggiato da Salvatore Settis, una denuncia appassionata e lucida che falsifica i miti taroccati della modernizzazione neoliberista e ci indica una prospettiva di riscatto. Che nessuno, tuttavia, ci regalerà. Mai come oggi difendere Venezia e questa prospettiva significa armarsi di una volontà resistente e combattiva. Una volontà che deve rimettere insieme masse di popolo ridivenute consapevoli, di questa come di altre questioni vitali per la difesa della democrazia.

domingo, 12 de enero de 2014

#libros #arquitectura | Manual de patrimonio literario : espacios, casas-museos y rutas


Manual de patrimonio literario : espacios, casas-museo y rutas / Francesca R. Ucella
Trea, Gijón : 2013
110 p. : il.
Colección: Manuales de Museística, Patrimonio y Turismo Cultural ; 15
ISBN 9788497047227

Bienes culturales
Turismo cultural.
Literatura.
Turismo y arte.
Sbc Aprendizaje A-008:32 MAN
http://millennium.ehu.es/record=b1785694~S1*spi

A partir del concepto de patrimonio literario, entendido como uno de los elementos constituyentes de la identidad de una comunidad determinada, una ciudad o todo un país, este manual aborda diferentes aspectos de la memoria cultural de cada lugar y de los espacios generables a partir de la vida y la obra de los escritores relacionados con él.

Después de definir qué es un lugar literario, descubriremos diferentes maneras de personalizar un territorio a través de un libro o un autor y diferentes intervenciones de literaturización de parajes, con ejemplos de todo el mundo.

Los lugares de escritura se transforman, así, en entornos privilegiados de acercamiento a un escritor, a su vida y a su obra, y los centros de patrimonialización devienen soportes de la memoria histórica de una época y un entorno social.

Descubriendo la emoción como medio privilegiado para adentrarse en un lugar literario, la lectura del manual nos acerca a los secretos de los mapas literarios, las casas-museo de escritores, los monumentos y las tumbas.

Finalmente, a través de los itinerarios literarios, su disfrute y su utilidad, la autora nos muestra las fases de una posible metodología para la creación de los mismos y sus grandes potencialidades didácticas, económicas y turísticas.

Francesca R. Uccella es antropóloga e itinerógrafa literaria. En el año 2000 empezó a explorar lugares a través de la literatura, comenzando su viaje en Aliano, pequeño centro de la Basilicata (región del sur de Italia) relacionado con la vida y la obra del escritor Carlo Levi. Su recorrido ha continuado hasta llegar a Cataluña, donde se ha acercado a ciudades y pueblos a través de la mirada anterior de los escritores que poco a poco iba conociendo, concentrándose principalmente en las obras de dos escritoras, Mercè Rodoreda y Maria Àngels Anglada. En Gerona ha trabajado en sus primeros itinerarios literarios (como “Les Closes de Maria Àngels Anglada”, “La casa de la literatura, Maria Àngels Anglada a Figueres” o los de Ripoll y Besalú), algunos diseñados en colaboración con otros miembros de la Càtedra M. Àngels Anglada de Patrimoni Literari (Universidad de Gerona), para la que trabaja desde 2005. Aunque su estudio se centre mayoritariamente en la patrimonialización literaria en Italia y Cataluña, se ha interesado también por otras realidades europeas y americanas. En la Universidad de Gerona ha sido profesora del Máster de Turismo Cultural.

Actualmente desarrolla su investigación entre esta misma universidad y la Universidad de Barcelona. Su mayor interés es el estudio de la relación que se establece entre espacio y literatura y llegar a comprender cómo este vínculo influencia la vida cultural, social y económica de las personas que habitan los lugares literaturizados.

miércoles, 23 de octubre de 2013

#libros #museos | Museos y turismo : expectativas y realidades


Museos y turismo : expectativas y realidades / Iñaki Arrieta Urtizberea (ed.)
Universidad del País Vasco, Bilbao : 2012.
222 p.
ISBN 9788498607642

Visitantes de museos.
Museos -- Aspecto social.
Turismo cultural.
Sbc Aprendizaje 069 MUS
http://millennium.ehu.es/record=b1755282~S1*spi
TEXTO COMPLETO | UPV/EHU
https://web-argitalpena.adm.ehu.es/listaproductos.asp?IdProducts=UHWEB137642&titulo=Museos%20y%20turismo.%20Expectativas%20y%20realidades

[.eus] Argitalpen honek turismoaren eta kultur ondarearen arteko loturari heltzen dio, azken hamarkadetan elkarlotura maila garrantzitsua duten sistema horien arteko ari, hain zuzen. Azken urteetan, gainera, lotura hori asko areagotu da honako eslogana medio: “ondarea + turismoa = garapena”. Egoera ekonomiko ona aldeko, politikariek, agente sozioekonomikoek eta kultur eragileek museo eta ondare espazio berriak egiteko apustua egin dute, edota kultur ondasunen balioa agerian jartzeko sustapena egin dute; hori guztia, turistak erakartzeko. Baina, eslogan horretan aurkeztutako formula ez da dirudien bezain sinplea, arazo bat baino gehiago sortu dezakeelako. Turismo, museo eta ondare sistemak konplexuak dira, horien arteko lotura bezalaxe. Agente askok eta askotarikoek parte hartzen dute sistema horien barnean, euren balore eta interesen arabera, eta horren ondoriozko konplexutasunaren gainean idatzitako artikuluak jasotzen dira argitalpen honetan.

[.es] La publicación aborda la interrelación entre el turismo y el patrimonio cultural, sistemas con un importante grado de interrelación desde hace algunas décadas. Esta interrelación se ha intensificado en los últimos años por la asunción del eslogan: «patrimonio + turismo = desarrollo». Favorecida por una buena coyuntura económica, políticos, agentes socioeconómicos y gestores culturales han impulsado la construcción de museos, de espacios patrimoniales o han promovido la puesta en valor de bienes culturales con el objetivo de atraer turistas. Sin embargo, la fórmula planteada en ese eslogan se presenta más problemática de lo que su simplicidad sugiere. Los sistemas turísticos y museísticos y patrimoniales son complejos, al igual que su interrelación. Sobre esas complejidades, en las que diferentes y variados agentes actúan en función de sus valores e intereses, tratan los artículos recogidos en esta publicación.